Massimo
       Belloni
Suonare musica d'autore e comporre musica propria è certo differente, comunque si tratta di attività coerenti fra loro. Dipendono entrambe dal saper suonare e presentano livelli di complessità analoghi a quanto si riesce a fare, nel complesso. In particolare quando è l'autore stesso a eseguire la propria musica, e a parte la composizione d'insieme e sinfonica, è forse impossibile comporre senza la stimolazione apportata dal suonare ciò che si scrive.

La capacità ermeneutica consiste nella determinazione esercitata da una pressione, nel nostro caso a carattere culturale. Non è certo un mistero che da qualche tempo essa ha assunto connotazioni assai specifiche, tese a dissuadere e oscurare le esperienze pregresse, espressive e artistiche. Non si parla solo della musica colta, quando possibile situata nel secolo da poco concluso, bensì anche circa le caratteristiche etniche e locali, della musica popolare. L'assertività  della musica colta contemporanea può dirsi ben risolta, anzi in maniera eccellente nelle sue forme più stimate e acclarate. Il Jazz, confortato ormai da un solido consenso territoriale, convive tuttora con i nobili pregi della musica classica, le canzoni e le liriche, l'intrattenimento. Tornando all'ermeneutica si assiste tuttavia all'appannamento del passato, alla clausura della sua impermanenza acustica: un ripiegamento sostenuto e anzi promosso dalla cosidetta neocultura, per l'appunto più dominante che insorgente. Tanto che la Storia stenta a manifestarsi, limitata per così dire alla ricerca, ai programmi tematici, alle residue capacità cognitive e mnemoniche di noi sedicenti maturi e anziani.
Appare quindi necessario prendere posizione, se non proprio contrapposizione, nei confronti dell'ipermoderno, del suo eccessivo dilagare: una sorta di simbolico braccio di ferro, per ristabilire il primato dei caratteri musicali originali. Anche quando mimetizzate nelle creazioni ad ogni livello, vanno avvalorate le espressioni locali, anche primitive e appena pronunciate, tramite la divulgazione e la stimolazione degli ascolti, il passaparola. Il perchè è semplice: esse si presentano più vicine alla natura e al conforto dell'essere umano, oltre ad essere state nobilitate dal loro utilizzo nelle grandi opere musicali del passato. Probabilmente la questione è legata alla realizzazione d'una relativa autonomia nei sistemi di diffusione, per recuperare guadagnando terreno nel consenso musicale della società, oggi insidiata da modelli roboanti, da molti ritenuti vacui se non molesti.
Abbiamo motivo di supporre che l'adattamento spontaneo e scientifico è già in corso, per mezzo delle cosidette reti neurali.

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